mercoledì 4 settembre 2013

POLITICA- Marino,Emiliano,Pisapia ecc: tutti sul carro del vincitore

Dalle parole ai fatti.Il sindaco di Roma che in un passato recente si proponeva come punto di riferimento della sinistra PD,oggi ha omaggiato nella sua città il il possibile vicitore del PD; Pisapia che SEL riteneva un proprio riferimento, tifa per Renzi ; lo stesso Emiliano,Sindaco di Bari, e come lui Franceschini, Fioroni e via via altri se ne aggiungeranno; tutti affascinati da non si sa che cosa perchè nessuno conosce il progetto politico di Renzi al di fuori della sua fermna vocazione al potere. Per Pisapia, Emiliano ecc,. sarà nuova politica ; a me pare una vecchia politica con qualche spruzzata di giovanilismo; non a caso Fioroni si schiera con lui. IL problema è però il solito; dove è la sinistra? Corrado Mauceri

POLITICA - Il PD verso la democristianizzazione

La politica moderata e centrista portata avanti dal gruppo dirigente ex DS ha spianato la strada al renzismo che riesce ad accomunare le politiche neoliberiste con l'opportunismo democristiano;in tal modo, grazie all'incapacità politica degli ex DS, il PD diventa sempre di più PD(C). E' difatti logico che se si sceglie una politica centrista, il gruppo dirigente più idoneo a dirigerla è quello proveniente dalla DC; ogni partito ha il gruppo dirigente che si merita.Corrado Mauceri

domenica 1 settembre 2013

SCUOLA - La Ministra Carrozza critica i tagli della Gelmini, ma copre l'operato illegittimo della Gelmini

La Ministra Carrozza, a parole, critica i tagli agli organici della scuola operati dalla Gelmini e dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato, ma, nei fatti, li mantiene, coprendo l'operato illegittimo della Gelmini.
Ieri sera in occasione dell'incontro svoltosi a Firenze nell'ambito della Festa Democratica la Ministra Carrozza, dopo le consuete affermazioni sulla priorità della scuola, sulla lotta alla dispersione e tante altre belle ( ma anche non belle) affermazioni, ai precari che hanno denunciato la scandalosa situazione di decine di migliaia di docenti e di ATA ogni anno assunti ed ogni anno licenziati con ingiusta penalizzazione di lavoratori che hanno superato concorsi, corsi di specializzazioni ecc e dequalificazione dell'attività scolastica, ha risposto che la responsabilità  era  dei tagli agli organici operati dalla Gelmini.
Ma la Ministra Carrozza sa o dovrebbe sapere che i tagli operati dalla Gelmini sono stati dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato con sentenza del 30 luglio del 2011 e, quando ieri sera a conclusione dell'incontro, sono intervenuto dalla platea per ricordaglielo e per chiederle per quale ragione non ritira i decreti illegittimi della Gelmini, non ha risposto.
E' giusto criticare l'operato della Gelmini, ma se si coprono anche gli atti illegittimi della Gelmini non si può essere credibili. Corrado Mauceri

giovedì 1 agosto 2013

POLITICA-Il Partito di un leader condannato per frode fiscale non dovrebbe governare il Paese

Dopo la sentenza della Cassazione un Presidente del Consiglio,sostenuto dal Partito di un condannato a quattro anni per frode fiscale, avrebbe dovuto subito dimettersi per formare, se possibile, un nuovo governo di emergenza per consentire la rapida rovazione dei provvedimenti più urgenti ed in primo luogo,una nuova legge elettorale conforme ai principi costituzionali. Invece, con l'incredibile sostegno questo Governo, sostenuto da un condannato per frode fiscale,non solo rimane in carica,ma con il sostegno dell'ineffabile Presidente Napolitano dovrà impegnarsi nella riforma della giustizia. Il frodatore fiscale ha subito risposto lanciando un messaggio di impegno nella lotta contro l'indipendenza della Magistratura. Il PD continuerà a far finta di niente? ma soprattutto la sinistra continuerà ad essere divisa e quindi politicamente assente?

martedì 30 luglio 2013

SCUOLA - I ricorsi contro i tagli alla Gelmini

La contestazione dei tagli della Gelmini: il ricorso al TAR e le precedenti sentenze, non attuate,del TAR e del CdS, l'interrogazione parlamentare dei parlamentari di SEL e del MS, l'acquiescenza delle Regioni di centro- sinistra, l'intervento ad adiuvandum del Comune di Palermo e la risposta , quanto meno, singolare di un anonimo sottosegretario. Che fare? L'antefatto I ricorsi al TAR contro i tagli agli organici operati dalla Gelmini furono promossi nel contesto di una più generale lotta di studenti, genitori e personale della scuola contro i provvedimenti del Governo Berlusconi- Gelmini che prevedevano tagli per oltre 8 miliardi per la scuola; la Gelmini riuscì a violare le stesse norme che prevedevano tali tagli;a fronte di tali irregolarità ,i Comitati locali dell' Ass. Per la scuola della Repubblica ritennero opportuno approfittare delle irregolarità dei provvedimenti della Gelmini per sostenere, anche con le iniziative legali, le contestazioni politiche contro i tagli agli organici. Per effetto di tali ricorsi i decreti Interministeriali che stabilivano i criteri per la determinazione degli organici ( e cioè dei tagli) per gli aa.ss. 2009-10 e 2010-11 furono dichiarati illegittimi sia dal TAR del Lazio che dal CdS; di conseguenza tutti i provvedimenti attuativi di tali decreti , dichiarati illegittimi,erano ovviamente anche essi illegittimi per illegittimità derivata ( il sottosegretario che ha risposto all'interrogazione dei parlamentari di SEL e M5S ignora tale principio elementare del diritto , ma anche del buon senso). Nessuno però si è attivato per chiedere l'attuazione delle sentenze del TAR e del CdS e per rimettere in discussione detti tagli: nè le Regioni di centro-sinistra ( che peraltro erano state inutilmente e reipetutamente sollecitate ad intervenire in giudizio a sostegno dei ricorsi), nè le forze politiche che avevano contestato, a livello politico, i tagli, ma nemmeno le organizzazioni dei genitori, degli studenti e degli stessi docenti. L'udienza del TAR per gli organici del 2011-12 e l'appello del Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione a sostegno del ricorso. Anche gli organici del 2011-12 furono tempestivamente inpugnati ed anche in tale circostanza le Regioni di centro-sinistra furono inutilmente sollecitate ad intervenire;in vista dell'udienza, in precedenza, fissata dal TAR per il 5 luglio scorso, fu ancora una volta rinnovato l'appello per sollecitare l'intervento in giudizio delle Regioni che ai fini del giudizio è divenuto determinante; difatti dagli atti depositati al TAR è risultato che la Conferenza Unificata Stato Regione ed Enti Locali , a seguito della richiesta di parere da parte della Gelmini,aveva chiesto di avviare un tavolo di confronto, dalla Gelmini rifiutato. Le Regioni quindi, a fronte di tale sostanziale rifiuto della Gelmini, potevano ( e possono ancora) fondatamente intervenire in giudizio per contestare l'operato della Gelmini, così come la nuova Ministra, essendo gli organici 2011-12 ancora subjudice, avrebbe potuto ritirare il decreto della Gelmini ed aprire con la Conferenza Unificata quel tavolo di confronto che la Gelmini aveva rifiutato. La Ministra e le Regioni accettano i tagli della Gelmini ; il Comune di Palermo ed i parlamentari di SEL e del M5S del Senato accolgono l'appello del Coordinamento Nazionale La Ministra Carrozza , sollecitata dal Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione a ritirare il decreto, ha mantenuto di fatto i tagli della Gelmini che però sono sub judice; le Regioni hanno fatto acquiescenza al rifiuto della Gelmini e di conseguenza anche ai tagli operati dalla Gelmini.. All' appello del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione hanno risposto finora soltanto il Comune di Palermo che è intervenuto in giudizio a sostegno del ricorso e i parlamentari di SEL e M5S del Senato che hanno presentato una interrogazione urgente al MInistro. Riportiamo integralmente il testo di una risposta di un non identificato Sottosegretario: DI SEGUITO: "RIGUARDO ALLE RIDUZIONI DI ORGANICO RELATIVE AGLI ANNI SCOLASTICI 2009/2010, 2010/2011 E 2011/2012, NON RISULTA CHE NE IL TAR, NE' IL CONSIGLIO DI STATO LE ABBIANO DICHIARATE ILLEGITTIME. IL TAR DEL LAZIO HA ANNULLATO I RELATIVI DECRETI INTERMINISTERIALI PERCHÉ HA RITENUTO CHE NON FOSSERO STATI PREVIAMENTE SOTTOPOSTI ALLA CONFERENZA UNIFICATA. I Precari si avviano ad una richiesta di autorizzazione di assunzioni per il 2013/2014, con un impegno per riattivazione di un tavolo di confronto con la Conferenza Unificata per l'individuazione di ulteriori criteri e modalità di distribuzione degli organici alla luce delle esigenze del territorio" Ogni commento alla risposta del Sottosegretario ci sembra superflua;Potremmo soltanto consigliare il Sottosegretario di consultare uno studente al 1° anno di giurisprudenza prima di avventurarsi in risposte di cartattere giuridico. Che fare? L'acquiescenza delle Regioni al rifiuto della Gelmini di avviare un tavolo di confronto indebolisce fortemente, sotto il profilo giuridico, il ricorso; l'udienza è fissata per il 21 novembre p.v. ; ha senso portare avanti il ricorso se si verifica almeno una delle due condizioni: 1 - Almeno una Regione intervenga in giudizio a sostegno del ricorso oppure impugni in via autonoma il D.I. che non è stato mai pubblicato in G.U. e quindi può essere ancora tempestivamente impugnato dalle Regioni. 2 . La contestazione dei tagli diventi un impegno politico di massa nelle scuole con una manifestazione nazionale a Roma davanti al MIUR per chiedere, prima dell'udienza, una ridiscussione degli organici. Io penso che, se entro i primi giorni di settembre non si sarà verificata nessuna delle due condizioni, sarà opportuno,sia sotto il profilo politico e giuridico , prendere atto della acquiescenza delle Regioni e quindi considerare cessata ( sotto il profilo giuridico) la materia del contendere . Senza dubbio sarà un'altra occasione persa per mettere concretamente in discussione la politica dei tagli alla scuola della Gelmini e di B.; ma bisogna prendere atto della realtà. Io ho espresso le mie considerazioni; ovviamente sono disponibile al più ampio confronto e penso che ogni decisione finale debba essere meditata e condivisa. A presto. Corrado Mauceri __._,_.___

sabato 6 luglio 2013

POLITICA - COSTITUZIONE- Un uso illegittimo del potere di revisione

Intervista al Prof Alessandro Pace ( a cura di Fabozzi -( Il Manifesto del 6/7/13)
 
«Siamo di fronte a un uso illegittimo del potere di revisione». Sul ddl riforme, in aula al senato da martedì, l'insigne costituzionalista Alessandro Pace mette in guardia contro «la tentazione degli "scambi" tra diverse modifiche costituzionali». «Il presidenzialismo abbassa il tasso di democrazia. Pericoloso che si possa cambiare anche la prima parte».
Alessandro Pace, professore emerito a Roma e costituzionalista insigne, ribalta le accuse di «conservatorismo». Anzi sottolinea che il procedimento di revisione costituzionale serve proprio ad adeguare la costituzione alle mutate esigenze politiche e sociali, «purché però se ne rispettino le regole che, per il nostro ordinamento, sono quelle previste dall'articolo 138, con il limite dell'immodificabilità della forma repubblicana e dei principi costituzionali supremi, tra cui il principio della salvaguardia della rigidità costituzionale, che è il più supremo di tutti».
Questo significa, professore, che non bisogna temere il disegno di legge costituzionale 813 che la prossima settimana arriva all'esame dell'aula del senato?
Al contrario, in questo caso siamo di fronte a un uso illegittimo del potere di revisione. Bisogna considerare che il governo non ha proposto una modifica permanente dell'articolo 138 della Costituzione (il che è possibile, ma alle condizioni che le ho ricordato). Al contrario, dai sostenitori di esso si è detto che è stata prevista una "deroga" una tantum, il che è inesatto. Si ha una deroga quando una norma speciale si sostituisce una tantum a una normativa generale. Ma la così detta norma speciale (e cioè la procedura di revisione prevista del disegno di legge costituzionale 813) non è affatto puntuale e una tantum, perché, all'esito (se cioè l'813 andasse in porto) i cittadini viventi e quelli futuri avrebbero una forma di governo diversa, un bicameralismo diverso e rapporti Stato regioni diversi dagli attuali. Altro che norma una tantum! Il vero è che l'813 determina una illegittima sospensione temporale dell'articolo 138.
A che scopo, secondo lei?
Allo scopo di affrontare non separatamente e specificamente le singole leggi di revisione come i costituenti previdero nella loro saggezza, ma di discutere insieme i vari progetti, esaltandone l'interdipendenza e favorendo - come già abbiamo visto in passate versioni delle "bicamerali" - la tentazione degli "scambi" tra diverse modifiche costituzionali. Anzi la collocazione della legge elettorale tra le materie di competenza della nuova Bicamerale rappresenta, per gli scambi, il cacio sui maccheroni, avendo essa un significato politico rilevantissimo ancorché distorcente nell'ottica delle riforme costituzionali. Si ha un bel dire che l'813 prevede che i disegni di legge debbano essere formalmente autonomi e omogenei. Questo infatti non esclude l'interdipendenza delle soluzioni.
Ha anticipato una risposta alle sue obiezioni: proprio lei ha sempre insistito sulla necessità di riforme omogenee e adesso che il governo ha recepito questa raccomandazione non è soddisfatto?
Intanto ho pubblicamente riconosciuto che prevedere esplicitamente più leggi differenziate per argomento è stato un passo in avanti. Ma non posso non riflettere sul fatto che si tratta di argomenti assai ampi. Ognuno dei quattro titoli della seconda parte della Costituzione ai quali ci si vuole dedicare contiene una quindicina di articoli. L'omogeneità non basta, ci vuole anche la specificità. Mi spiego, prendiamo il bicameralismo. Io potrei essere favorevole alla riduzione dei parlamentari ma non al senato federale. Non mi si può chiedere di pronunciarmi su questi due temi che fanno parte dello stesso titolo con un unico sì o con un unico no.
La versione del governo è che si tratterà di più modifiche della Carta, ma tutte «puntuali».
Quella che viene proposta è in realtà una revisione totale della Costituzione, a mio avviso possibile solo per quelle costituzioni che lo prevedono espressamente. Come la Costituzione svizzera e spagnola, che hanno una procedura diversa, ulteriormente aggravata, per le revisioni totali. Ad esempio impongono che il parlamento venga sciolto e che i cittadini tornino alle urne tra la prima e la seconda lettura in maniera tale da rendere esplicita la clamorosa novità. In Italia questo non è consentito, perché non è previsto esplicitamente.
In definitiva lei ammette solo revisioni di piccola portata?
Niente affatto, diversamente da molti miei colleghi io penso che la Costituzione possa essere modificata anche con riguardo alla forma di governo. Purché non si incida sul principio intangibile della democrazia. L'articolo 139 ci dice che la forma repubblicana non può essere soggetta a revisione. Ma quale forma repubblicana? Quella democratica dell'articolo 1. Ne discende che non possono essere consentite modifiche alla forma di governo che comportino una diminuzione della democrazia. E' per questo che non mi sta bene il regime semipresidenziale alla francese. In esso non sono previsti adeguati contropoteri, come osservò benissimo lo stesso presidente Napolitano nel discorso per il sessantesimo della Costituzione che meriterebbe di essere meditato.
Un'ultima domanda, come giudica la soluzione trovata in commissione al senato, per cui il comitato potrà occuparsi anche degli articoli della prima parte della Costituzione per proporre modifiche «strettamente connesse» alla seconda parte?
Non sapevo che fosse stata approvata una modifica così rilevante. A mio modo di vedere è stata così svelata un'ipocrisia, che stava dietro alle affermazioni che la modifica della seconda parte non avrebbe effetti sulla prima, quando il contrario discende dal rilievo elementare che l'operatività concreta dei diritti, di tutti i diritti (si pensi a quello che è successo alla scuola in questi anni...), è condizionata non solo dalla forma di governo ma anche da chi sta al governo. In ogni caso è molto grave che vi sia quest'ulteriore occasione di interdipendenza e, purtroppo, di interscambio.

 

POLITICA-COSTITUZIONE - Presìdi umani contro lo scempio della Costituzione

 
COMMENTO  di  Pancho Pardi  ( dal MANIFESTO del 5/7/13)
 
La legge di modifica costituzionale trattata come ordinaria legge d'urgenza. Fretta e tempi contingentati. Martedì notte in poche ore la Commissione Affari Costituzionali ha licenziato il disegno di legge 813 che istituisce il Comitato di 20 senatori e 20 deputati cui è attribuito il compito di modificare la Costituzione in ben 4 Titoli della seconda parte (I, Il Parlamento; II, Il Presidente della Repubblica; III, Il Governo; V, Le Regioni, le Provincie e i Comuni).
In materia di stretta pertinenza parlamentare, il disegno è di iniziativa del governo. Questo nasceva con scopi limitati e temporanei ma ora detta modi e tempi per cambiare una Costituzione che era stata confermata a larga maggioranza dal popolo nel referendum del 2006. E lo fa con una plateale e molteplice violazione dell'articolo 138, che regola le modifiche costituzionali. La prima violazione è globale. Una coerente giurisprudenza costituzionale ha sancito il principio che le modifiche devono essere di carattere emendativo, puntuali e omogenee. Questo il centrosinistra aveva opposto alla riforma del centrodestra. Ora il Pd tradisce il principio e accetta di discutere modifiche complesse fino al punto di poter cambiare la forma di governo e di Stato. Si rovescia la ratio costituzionale. Finora la revisione costituzionale era subordinata alla Costituzione. Ora si eleva la revisione a prassi dominante sulla Carta.
Il governo non ha il coraggio di cambiare l'art. 138 ma lo deroga. La sede propria della discussione parlamentare sono le Commissioni al completo, ognuna per conto proprio oppure insieme in sede bicamerale. Qui si inventa un comitato bicamerale di commissioni incomplete: 20 senatori e 20 deputati, di cui resta oscuro il criterio di scelta. Il principio di rappresentanza viene alterato: non valgono solo i seggi ma anche i voti ricevuti. Il Pd rinuncia all'effetto del premio di maggioranza alla Camera. Mentre si illude che il fair play possa rabbonire il Caimano trascura il fatto che l'opposizione resta pericolosamente schiacciata. Le Commissioni Affari Costituzionali, si dice, continueranno a lavorare: quando e come? Di fatto, non potendo trattare la vasta materia della revisione costituzionale, sono esautorate dal Comitato dei 40. Ma un punto di gravità oggi incalcolabile è le predeterminazione dei tempi. La volontà del governo, assistita dalla coriacea regia del Quirinale, pretende che tutto sia concluso entro un anno e mezzo. Non solo Commissioni e Aule a passo di carica, con tempi contingentati, come se si trattasse di un decreto legge, ma accorciamento a un mese del periodo di tre messi previsto dalla Costituzione vigente per il secondo passaggio nelle Camere.
Dei temi principali di modifica ci sarà occasione di parlare in modo approfondito, ma un solo accenno basti. Se tutto va come le larghe intese vogliono, con questa procedura da formula 1 potremmo ritrovarci in una repubblica presidenziale, in cui per la stessa fretta non si sarà neanche trovato il modo di impedire che il presidente sia il proprietario delle televisioni private e dominatore di quelle pubbliche.
È ora necessaria un'energica ripresa dell'iniziativa popolare. Bisogna contrastare in tutte le sedi il principio dominante di questa operazione: la Costituzione non dà a chi governa gli strumenti per farlo. Non è vero. Gli strumenti ci sono, è la politica a fare cilecca. Il Pd guardi dentro sé stesso: la caduta del primo governo Prodi nel 1998 era colpa della Costituzione o della insipienza delittuosa del centrosinistra?
L'opposizione nel Comitato e in aula non ha i numeri sufficienti. I parlamentari del Pd di buona volontà facciano mancare i due terzi che escludono il ricorso al referendum. È essenziale che la libera cittadinanza riprenda la parola e si faccia sentire da lunedì prossimo. Prepariamo presidi umani di fronte alle sedi parlamentari in cui si prepara lo sfregio alla Carta. Prepariamo una manifestazione nazionale e una staffetta di scioperi della fame in contemporanea con la discussione in aula. Ricordiamo ai parlamentari che se la Consulta dovesse stabilire l'incostituzionalità della legge con cui sono stati eletti essi non hanno alcuna legittimità per toccare la Costituzione.